
Escursione a L’Isle-sur-la-Sorgue
Una Sorgue arriva al Partage des Eaux, due ne ripartono
Testo e fotografie di Vincent Flachaire
L’Isle-sur-la-Sorgue deve il suo nome ai numerosi bracci e canali nati dal fiume a partire dal Partage des Eaux.
Due soglie di pietra dividono il corso della Sorgue
Il fiume arriva da Fontaine-de-Vaucluse, dove affiora ai piedi della falesia, e fino a qui scorre in un solo letto. A monte di L’Isle-sur-la-Sorgue, dal Partage des Eaux, si divide in due bracci principali: quello di Velleron da una parte e quello di Entraigues dall’altra. I due bracci irrigano la pianura verso la valle del Rodano.
Qui il fiume si allarga in un vasto specchio d’acqua e ogni braccio comincia con una lunga soglia di pietra posata obliquamente nella corrente, sopra la quale l’acqua passa da un livello all’altro.

Alimentare i mulini e irrigare i campi
L’acqua della Sorgue ha più usi. Viene deviata per irrigare i campi e mantenuta corrente per far girare le ruote: da una parte gli irrigatori, dall’altra gli industriali. I due usi entrano in conflitto, perché ciò che uno preleva non torna nel canale dell’altro. È sempre stato necessario stabilire la quota di ciascuno; oggi se ne occupa il sindacato misto del bacino delle Sorgues.
La ripartizione del Partage des Eaux non è casuale: è prescritta. Un decreto del 1852 fissa la parte di ciascun braccio — cinque dodicesimi da una parte, sette dall’altra — e la quota maggiore va al braccio di Entraigues, che attraversa la città. Si trattava di garantire la regolarità delle portate da cui dipendevano mulini e fabbriche a valle. La proporzione è iscritta nella pietra: quaranta metri di cresta per Velleron, cinquantasei per Entraigues.

A valle, in città, le grandi ruote a pale facevano girare filande e cartiere nel XIX secolo.
Un fiume al contrario
Un fiume ordinario riunisce ruscelli che confluiscono e formano corsi sempre più grandi. La Sorgue procede al contrario: parte in un unico corso, poi si divide, e si divide ancora. Trentadue chilometri separano la sorgente dalla confluenza, ma la rete che formano conta diverse centinaia di chilometri di bracci e canali.
Non è dunque un fiume del tutto naturale. Dall’inizio del XII secolo gli abitanti hanno scavato, deviato e incanalato per prosciugare le paludi e catturare l’energia della corrente. Il Partage des Eaux è l’illustrazione di questo lavoro paziente: si è smesso di lasciare che fosse il fiume a decidere.

L’acqua proviene da una risorgiva: esce dalla terra a circa tredici gradi e varia poco, in inverno come in estate. Ha circolato abbastanza in profondità sotto l’altopiano da ignorare le stagioni e la sua portata regolare non conosce i capricci dei fiumi di superficie. Alla fine dell’estate, quando è al minimo, appaiono ciottoli, ghiaia e lunghe piante acquatiche pettinate dalla corrente. Ospitano aree di riproduzione e invertebrati; l’ecosistema è fragile, da qui l’invito a camminare lungo il fiume anziché dentro l’acqua.
Anatre e nutrie vivono qui; queste ultime furono importate dal Sud America nel XIX secolo per la pelliccia e le loro tane indeboliscono le rive. Più discreto, il merlo acquaiolo cammina sott’acqua per cercare il cibo ed è considerato un indicatore della qualità dell’acqua.

Sotto gli alberi, il sito del Partage des Eaux
Attorno alle due soglie, la riva è piantata di grandi alberi e l’ombra è fitta. Lo spazio è attrezzato con tavoli sull’erba e sulla terra battuta, con posto per i bambini. Si viene qui per il fresco: d’estate, un fiume a tredici gradi sotto il fogliame è un dono prezioso per la giornata.

L’acqua scorre nella città
A valle, il braccio di Entraigues raggiunge il centro storico e si insinua tra i quai. Lì si divide ancora in canali che racchiudono il borgo antico: è da quest’ultima divisione che la città trae il nome. L’acqua conserva tutto ciò che aveva a monte: trasparenza, freschezza e piante acquatiche che ondeggiano sotto la superficie a pochi metri dalle facciate.

Il nègo-chin, barca adatta alla Sorgue
Ha il fondo piatto perché l’acqua è bassa e si conduce in piedi con una pertica, il partego, di nocciolo o salice rosso. Il suo nome significa «annega-cane»: i pescatori dell’Isle, i pescaïres, scherzavano sul suo equilibrio annunciando al vicino che avrebbero annegato il suo cane.
All’inizio di agosto i nègo-chin tornano in servizio. Carichi di fiori, frutta, verdura, formaggio e pane, vendono da un quai all’altro durante il mercato galleggiante, guidati da barcaioli in costume, mentre i visitatori si affollano sulle rive e sui ponti.

La tradizione è recente. Fu immaginata da René Légier, vicesindaco, di ritorno da un viaggio in Thailandia dove aveva visto i mercati galleggianti di Bangkok: la barca è della Sorgue, la festa viene da altrove. Il successo fu immediato e la città la ripropone ogni estate.
Proseguire l’escursione sulla Sorgue
Nel resto dell’anno sono i banchi del mercato della domenica a occupare questi quai. A monte, il fiume conduce alla risorgiva di Fontaine-de-Vaucluse e alle rovine del castello dei Vescovi; attorno, Saumane-de-Vaucluse, Le Thor e Velleron prolungano la scoperta dei paesi nati da questa rete.
Informazioni pratiche
Andare al Partage des Eaux
- Accesso
- Il sito si trova a monte del centro storico di L’Isle-sur-la-Sorgue, lungo il fiume. È liberamente accessibile tutto l’anno e attrezzato con tavoli sotto gli alberi.
- Navigazione
- Sulla Sorgue a monte, la navigazione è riservata a kayak non gonfiabili e nègo-chin. Da Fontaine-de-Vaucluse sono organizzate discese in canoa e kayak.
Le condizioni di accesso possono cambiare. Prima della visita, consultate la scheda del Partage des Eaux (FR).
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