Un’escursione nelle Alpilles
Les Baux-de-Provence, visita del borgo
Testo e fotografie di Vincent Flachaire
Inserite nel prolungamento delle falesie calcaree, le case e le rovine del castello raccontano le ambizioni dei signori di Les Baux e la vita quotidiana degli abitanti della rupe.
Per le vie del borgo
Ai piedi delle rovine del castello, le vie di Les Baux conducono tra dimore rinascimentali che oggi ospitano negozi, gallerie e ristoranti. Le finestre a crociera e i portali scolpiti testimoniano la cura riservata a queste case, in un borgo che si immagina innanzitutto come una roccaforte.
L’Hôtel de Manville, da dimora privata a municipio
Costruito nel 1571 per una ricca famiglia protestante, l’Hôtel de Manville ospita oggi il municipio di Les Baux. Dietro la facciata dalle grandi finestre a crociera, un cortile porticato rivela l’eleganza di questa dimora rinascimentale. Nel 1953, il principe Bianchi de Médicis de Manville lo dona al comune perché vi insedi il municipio.
Di fronte al palazzo, una finestra isolata conserva il ricordo della dimora di Brisson-Peyre. Reca la data 1571 e l’iscrizione Post Tenebras Lux: «Dopo le tenebre, la luce». Questo motto legato alla Riforma ricorda l’importanza del protestantesimo a Les Baux. Nel XVI secolo, la famiglia Manville favorisce la diffusione della Riforma nel borgo. La comunità protestante comprende anche abitanti dei paesi della valle, fino a Maussane e Mouriès. L’iscrizione potrebbe indicare un antico luogo di culto.
Saint-Vincent, una chiesa nella roccia
La place Saint-Vincent riunisce la chiesa, la cappella dei Penitenti Bianchi e le facciate che delimitano questo spazio aperto sul paesaggio. La chiesa del XII secolo presenta una particolarità che la facciata non lascia interamente intuire: la parte meridionale è in parte scavata nella roccia.
All’interno, le volte in pietra si affiancano alle vetrate moderne di Max Ingrand, donate nel 1962 dal principe Ranieri III di Monaco. Il dono prosegue i legami nati nel 1642, quando Luigi XIII erige Les Baux a marchesato a favore di Ercole Grimaldi, figlio del principe Onorato II.
Nella cappella scavata nella roccia è conservato il carretto del pastrage. Durante la messa di mezzanotte, gli abitanti animano un presepe vivente, accompagnato da canti natalizi provenzali. Il capo dei pastori, chiamato bayle, presenta al Bambino Gesù l’ultimo agnello nato nel gregge, adagiato in questo piccolo carretto. L’offerta perpetua la tradizione pastorale di Les Baux; il galoubet, un flauto provenzale, e il tambourin accompagnano i canti della veglia di Natale.
Costapéra, il mulino e l’acqua
Raggiungendo l’altopiano di Costapéra, le vie lasciano spazio a una distesa rocciosa esposta al vento. Il mulino ricorda che questa altura contribuiva anche a nutrire il borgo. I contadini arrivavano con gli asini carichi di grano e ripartivano con la farina, pagando un diritto d’uso.
La torre conservata reca la data 1652. Risale al periodo successivo alla distruzione dei precedenti mulini del castello e del borgo, avvenuta nel 1632.
L’acqua imponeva un’altra difficoltà. La città alta non disponeva né di un pozzo né di una sorgente: gli abitanti raccoglievano la pioggia nelle cisterne oppure scendevano a prendere l’acqua nel vallone. Sotto il mulino, un’ampia superficie lastricata, chiamata impluvium, permetteva di recuperare l’acqua piovana. Il suolo su cui si cammina faceva dunque parte del sistema di approvvigionamento del borgo.
Il castello dopo gli assedi
Dall’altopiano, le torri e le mura del castello si distinguono tra le masse calcaree. I signori di Les Baux avevano sfruttato le difese naturali della rupe per costruire una potente fortezza.
Nel 1631, alcuni insorti rifugiatisi a Les Baux provocano un nuovo assedio delle truppe reali. Dopo ventisette giorni di resistenza, la roccaforte capitola. Stremati dalle guerre e dai saccheggi, gli abitanti chiedono essi stessi lo smantellamento delle mura. Quelle difese erano diventate anche una causa di nuovi scontri.
Le rovine attuali sono il risultato di questa storia quanto del trascorrere del tempo. La visita del castello permette di proseguire la passeggiata tra i resti delle abitazioni, le opere difensive e gli ambienti scavati nella roccia.
Le terre della valle
Dall’alto, gli oliveti e i vigneti disegnano appezzamenti tra i rilievi delle Alpilles. I raccolti della valle contribuivano all’approvvigionamento degli abitanti della rupe.
Anche il monumento a Charloun Rieu ricorda questa Provenza rurale. Contadino e poeta di Le Paradou, scriveva nella lingua provenzale del suo paese. Lo scultore Louis Botinelly gli dedicò nel 1930 questo monumento, rivolto verso i paesaggi che conosceva.
La porta Eyguières
La passeggiata ritrova i passaggi lastricati che conducono alla porta Eyguières. Fino al 1866, questa «porta dell’acqua» costituiva l’unico accesso al borgo. Gli abitanti la attraversavano per raggiungere le sorgenti del Vallon de la Fontaine.
Sopra l’apertura si conserva lo stemma dei Grimaldi. Ricorda che nel 1642 Luigi XIII donò il feudo di Les Baux a Onorato II di Monaco.
Proseguire nelle Alpilles
Intorno a Les Baux, le strade attraversano gli oliveti verso Le Paradou, Maussane e Fontvieille. Si può proseguire la scoperta al mulino di Daudet o alla cappella Saint-Gabriel, per poi raggiungere Saint-Rémy-de-Provence, i suoi monumenti romani e le vie del centro storico.
Il Val d’Enfer offre anche altre vedute del borgo e delle sue falesie.
Informazioni pratiche
Visitare Les Baux-de-Provence
- Percorso e durata
- Prevedete circa due ore per esplorare il borgo e l’altopiano di Costapéra, con pause e soste fotografiche. Aggiungete il tempo necessario per visitare il castello o i musei.
- Accesso e parcheggi
- Il borgo si visita a piedi. I parcheggi comunali, a pagamento, si trovano intorno alla rupe. Consultate le informazioni sull’accesso e sui parcheggi prima della visita.
- Castello e musei
- La visita della fortezza richiede un biglietto distinto dalla passeggiata nel borgo. Orari e biglietti sono disponibili sul sito del castello di Les Baux.
- Il Musée Yves Brayer presenta dipinti ed esposizioni nell’Hôtel de Porcelet.
- Il Musée des Santons fa scoprire i presepi e le tradizioni provenzali.
- La fondazione Louis Jou è dedicata al libro, all’incisione e alla tipografia, con visite su richiesta. Verificate le modalità di apertura dei musei prima di arrivare.
- Cosa prevedere
- Scarpe adatte ai lastricati, alle scale e alla roccia irregolare, acqua e protezione solare. L’altopiano è esposto al vento.
- Les Baux-de-Provence è talvolta sovraffollato, soprattutto in estate, durante le vacanze scolastiche e nei fine settimana lunghi. Per una visita più tranquilla, scegliete un giorno feriale fuori dalle vacanze, in particolare in autunno o in inverno, e venite al mattino presto o verso la fine della giornata.
Per preparare il soggiorno: ufficio del turismo di Les Baux-de-Provence.
Prolungare il soggiorno
Case d’ospiti intorno a Les Baux e nelle Alpilles
Soggiornare intorno a Les Baux permette di esplorare i borghi e i paesaggi delle Alpilles. Scoprite le case d’ospiti e consultate direttamente i siti dei proprietari.
Queste strutture del Portale si trovano entro un raggio di 25 km in linea d’aria dal luogo presentato in questa escursione. Visita i loro siti per organizzare il tuo soggiorno.
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